Le contraddizioni della neve
D’inverno fa freddo e questo non dovrebbe di per sé fare notizia, ma il gelo che si sta abbattendo sulla penisola in questi giorni sembra essere di una portata quasi eccezionale. Le temperature scendono in picchiata sotto lo zero e addirittura Roma, dove la neve è vista come un evento raro al pari della cometa di Halley, si è svegliata sabato mattina completamente imbiancata.
Ma non di quei due fiocchi che tanto non attacca, no. Proprio bianca. Questione di centimetri. E non tarda, insieme alla neve, ad arrivare la polemica tra il sindacoAlemanno e Gabrielli, capo della Protezione Civile, scatenatasi dopo che la discussa e forse discutibile gestione dell’emergenza ha bloccato la città per giorni interni, polemica che occupa le prime pagine dei giornali e su cui sono incentrati interi servizi dei telegiornali.
Mentre Alemanno afferma che «gli alberi di Roma non erano abituati a tanta neve» e che a lui era stato detto «che sarebbero scesi 35 mm di neve», dimenticando che 35 mm è una misurazione adatta per la pioggia e non per la neve, trova anche il tempo per farsi immortalare in una foto ricordo accanto a due fan mentre spala piazzale Medaglie D’Oro, senza far attendere il suo invito a «mettersi a spalare». É sul pezzo, tanto che si preoccupa anche di istituire punti di raccolta dove i cittadini possono trovare delle pale. E i romani, un po’ perplessi, un po’ presi alla sprovvista e molto abbandonati a loro stessi, fanno quello che possono.
Intuiscono anche che quei sacchi di sale lasciati sulle scale delle stazione della metropolitana hanno forse un’utilità maggiore se aperti e sparsi a terra, si ritrovano a combattere con un elemento, la neve, ed annessi oggetti per la sua rimozione, a loro quasi completamente sconosciuti.
I bus si fermano perché senza catene, nemmeno l’ombra di un’ambulanza, ma nonostante questo i cittadini non rinunciano a divertirsi e a cadere nella tentazione di tornare un po’ bambini. Complice l’impossibilità a raggiungere i posti di lavoro e il fatto che le scuole sono chiuse, le famiglie escono di casa, indossando impobabili tute da sci tolte dal fondo di qualche armadio; c’è che improvvisa uno sci di fondo nell’isola pedonale di via del Pigneto. I pupazzi di neve gareggiano tra loro.
Il silenzio surreale in cui si è svegliata la capitale sabato mattina, e la conseguente giornata, resterà nella memoria di chi si ha potuto godere di una giornata diversa, e anche, se pur con uno spirito tutt’altro che lieto, le ore trascorse da alcuni automobilisti bloccati sul Grande Raccordo Anulare rimarranno un indelebile ricordo.
E così via. Gioia e rabbia. Telenovela e allarme meteo. Scarico di colpe e “ve l’avevo detto”.
Ma c’è qualcosa di cui non si parla, o comunque di cui non si parla abbastanza. Del fatto, per esempio, che molti paesi della provincia laziale, o senza andare troppo lontano dal centro interi quartieri del quadrante Roma Nord, sono isolati dalla notte di venerdì o del fatto che anche l’80% dei centri abruzzesi lo è. E chel’Aquila sta lentamente ed inesorabilmente continuando a crollare sotto il peso della neve: l’Aquila, dove la portata della non ricostruzione e dell’incuria non è coperta dalla coltre bianca ma se possibile, è messa in evidenza. E poi ci sono i morti, quasi tutti senza tetto che cercano di mettersi al riparo in strutture preposte ma troppo affollate. Mentre sale a dieci il bilancio delle vittime.
A Treviso, una clochard di 60 anni ha cercato rifugio in un convento di rassicuranti frati, i quali hanno invece pensato bene di chiamare la polizia.
Durante una bufera di neve con la temperatura che scendeva inesorabile fino ad arrivare a -7 gradi, anziché aprire i portoni della casa di Dio li hanno sbarrati chiamando addirittura la polizia, come se una donna che chiede un posto dove dormire per non morire assiderata possa rappresentare un pericolo.
La storia ha avuto un lieto – o quasi – fine: la signora è stata accompagnata dalla polizia nella sala d’aspetto della stazione dei treni. E forse si è salvata proprio per questo.
Tutto finirà presto nel dimenticatoio e saremo presto presi da un’altra soap opera all’italiana, la neve sta già lasciando il posto al meno romantico ghiaccio, i pupazzi di neve si sciolgono e restano i fatti. Come quello della signora trevigiana non accolta dai frati, da quei frati che nell’immaginario collettivo sono buoni, proprio quelli che sono più simpatici anche ai non credenti, proprio quei frati che hanno chiamato la polizia come risposta a una richiesta di aiuto: sembra che da chi ci si aspetta carità cristiana questa non sempre arrivi.
Conviene sperare oramai in atti di civiltà, sempre più rari, sempre più laici.